Archivi tag: giantropo lingue

Delle altre labbra

Delle altre labbra

____________

Ho dovuto perdere la letteratura per poi

ritrovarla sotto forma di vita vissuta, sperata

o rimpianta, la lingua molle sotto ubriacatura

di cui risali all’origine fino al chicco che lascia

sobri e sul palato senti il gusto della terra

arancione nella prima ora.

Siamo caduti al suolo dal materasso celeste

e non ci siamo fatti male solo perché un letto d’uva

attutiva i colpi della maldicenza e della passione. Così

la separazione tra la buccia e il nucleo

fu meno drammatica per quanto melodrammatica:

tu mi accusavi di produrre un vino scadente

io ti dicevo che il mio almeno era sincero;

vendevi un vino nero eccellente

ma che durava niente

affinato in botti di cenere

con il gusto di città grande

maturato nei condotti accanto alla metropolitana

– si sente subito il gusto di ferro e di tramontana –

Ho dovuto altresì combattere con le maniere

docili e insentimentali

per dare al mio corpo la veste della sua stessa

pelle, e oltre le spalle ho scolpito il Vangelo secondo me stesso

le mani sul sesso, i piedi sul plesso

lunare, che il sole non era ancora nato quando inventavamo

il linguaggio dell’amore particolare, che non è mai universale

perché pare non esistano due incontri simili, e il paragone

con il resto è solo fonte di fontane o giardini o erbe del vicino troppo

grandi. Quando ho smesso di combattere ho vinto un intero

pianeta. I miei vicini di casa erano i miei occhi e la mia bocca e le mie

narici curiose di esplorarmi. Sapevo di mandorle e zolfo

e mi bastavo a me stesso e avevo ampi polmoni per nutrire

le piante e farle crescere. L’ideale sarebbe stato piangere

una volta per tutte, e poi soltanto ridere, ma un pianeta

ha bisogno di costante umidità, e il sorriso è

asciutto e solo se a contatto con l’umido

delle altre labbra non muore.

______________

20-25nov2014

TRATTATO DI LINGUISTICA AMOROSA

TRATTATO DI LINGUISTICA AMOROSA

 

Dove sono finiti tutti i nostri

nomignoli,

prova a cercarli là in alto

sopra i comignoli di stagnola

lungo lo strato

spesso di lana che separa tegole

e soffitto,

prova a guardare dietro la scia dei nostri

corpi abituati al cammino retto

della metropolitana fluviale,

guarda se i nomi che ci siamo dati

hanno preso il posto

dei cartelli alle fermate:

a riaverli tutti

basterebbe una mappa

della linea sotterranea.

 

 

 

* * *

* * *

 

 

Sei al di là di ogni percorso

e ogni riparazione.

Là dove io non ti conosco

più mi addentro, e più finisco

in strade che non hanno posto,

strade mobili sopra automobili ferme,

rimango al volante a motore spento

mentre la strada corre, e il pensiero

si fa piccolo, lo chiudo nel cruscotto

come le pistole dei film

negli anni sessanta,

quando sono nato era inverno

quando sono stato concepito era di marzo

quando ti ho immaginato non era

ancora nato il mondo.

Sei al di là di ogni discorso

e ogni immaginazione.

Sei qui e altrove

non hai neppure un’ora di vita

devi ancora nascere

sei prima del tempo

prima di ogni sentimento

sei il rumore dei tasti che premono

sulla memoria della mia pelle,

la metafora che non trovo

così che tu riduci tutto

soltanto a un’approssimazione

che non è mai te

né mai ti corrisponde.

Sei al di là di ogni linguaggio

e di ogni correzione.

 

 

(dic ’12/gennaio ’13)

* *

* *

 

Mi hai mostrato la casa

dov’è nato lo scrittore,

muri bianchi edere seccate.

Mi hai mostrato la stanza

dov’è morto l’artista,

parete gialla soffitti aperti d’estate.

Ti ho spinto sul lavandino

ho aperto l’acqua per sciacquare

le parole

e infilato il tappo

ho guardato l’ombra

del tuo dito galleggiare:

mi mostravi

quel punto tra le labbra

in mezzo ai denti

dove nasce il linguaggo

e non c’è ancora rumore.

 

(dic 2012)

i limiti della conversazione

i limiti della conversazione

 

questa notte ti ho lasciato

l’ultima presa di tabacco

e al mattino sono senza

ed è domenica di pazienza

cercando di raccogliere le scaglie

secche da fumare

incastrate tra divano e muro

nelle righe delle piastrelle

nelle grotte dei pantaloni,

questa notte che ci siamo visti

per la prima volta

eri diversa

dalla volta in cui non ci eravamo

incontrati,

questa notte

la tua voce mi calmava

la tua bocca mi agitava

tutto il resto confermava

i limiti della conversazione

 

 

 

storia di F

storia di F

 

 

Per lungo tempo ricorderò

quel bagno caldo, la mano

aperta che si teneva il petto

riunendo i seni al centro

come una ferita rimarginata.

Per tutto il tempo ho seguito

le forme del corpo sotto l’acqua

provando a indovinare

la provenienza di ogni arto muscolo nervo

e quale avo me l’avesse tramandato

in una fiaba orale

di sangue e d’acqua.

 

 

 

Proprietà di linguaggio

 

Proprietà di linguaggio

 

 

ho una casa per le labbra

una bici per le dita

una lumaca per apprezzare il tempo

ho una chiesa per bestemmiare

una risata per incominciare

un frigorifero per conservare

 

(tu in tutto questo

dovresti essere chi legge)

 

(io in tutto questo

dovrei essere chi scrive)

 

ho una storia per addormentarmi

una vasca da bagno all’aperto

una valigia per ogni stanza

ho un poeta aperto ventiquattro ore

in caso fuori faccia brutto tempo

ho labbra attrezzate per i temporali