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Fuori

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FUORI
 
 
Lasciamo fuori tutto da questo letto. Persino noi, troppo smaniosi di personalizzare nominare dare un senso agli accadimenti. Lasciamo fuori i ricordi le scorie, lasciamo fuori l’ordine la spazzatura le guerre sull’uscio di casa. Che rotolino per le scale, attratti dalla gravità. E dopo, cosa lasceremo entrare?
Gatti randagi, mendicanti, e giocolieri. Apriremo un circo sopra il nostro letto, sarà una danza in pieno inverno. Pagheranno in molti per entrare e assistere allo spettacolo: il devoluto andrà in beneficienza, secondo l’insindacabile giudizio della Signora Gatti. Al contrario, i ratti aspetteranno fuori per motivi d’igiene, ma potranno assistere allo spettacolo in videostreaming gratuito.
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Mi.17.2.18
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La pazienza del gatto

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La pazienza del gatto
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La pazienza del gatto è stata premiata. Ha atteso il suo quarto d’ora (che potrebbe essere un minuto o un giorno, per quanto ne sappiamo) e ottenuto l’avanzo di cacioricotta. Ora se ne sta a leccarsi e rileccarsi le zampe, che passa inumidite sopra l’arco dell’occhio, poi guarda in aria per un attimo: un moscerino prende una traiettoria poco distante. Prova a scacciarlo da fermo, come un pensiero, un’idea balenata per un momento, ma siccome non è alla sua portata, si riaccovaccia, ritorna a dormire.
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giallomicrotales, ott2017-gen2018, milano

Cercando di far rima con Bruno Pizzul

erba campo calcio
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Cercando di far rima con Bruno Pizzul
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Era il tempo in cui tifavo,
i fiori sbocciavano lo stesso,
ma io non li guardavo. M’interessava
solo l’erba degli stadi
e le esplosioni gialle e rosse
dei cartellini. Sopra gli spalti
becchi neri corvi e gufi
influivano sul risultato
ora incitando ora eccitando.
Finché arrivai a nuove esplosioni,
semi gialli e petali ciclamino
nei corridoi della scuola. Mi accorsi
in fretta che l’amore e il calcio
avevano in comune la stessa
incertezza del risultato.
Tornai al pallone dopo averlo
lasciato per molti anni. Giocavo
nella squadra dell’ufficio. Mi divertivo
vedere volare aquile e colibrì. Non c’era
più in me la fede ma soltanto una fedele
adesione al senso dell’ironia.
Agli altri in campo non andava giù che
non ci credessi. “Non é solo un gioco”.
“Ma il gioco è la cosa più seria del mondo”
– replicavo. Finii per guardare solo
le partite in televisione. Di solito rivedevo
le vecchie partite commentate
da Bruno Pizzul in tivù.
Nonostante ogni volta sperassi
in un cambio della storia,
alla fine l’Italia perdeva sempre.
 
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milanott-nov2017

Le architetture fuori città (vol I)

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Le architetture fuori città (vol I)
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La volta che ho sentito crollare
l’intonaco e poi i mattoni
nella camera da letto:
dal soggiorno lo scheletro
era ancora saldo, e i muscoli
si tendevano ancora a catturare
quel moscerino volante
per nutrire la pianta carnivora.
 
Ho lasciato gli operai
terminare
i lavori di abbattimento
e sono uscito oltre il cortile.
Ricordavo molte più abitazioni,
palazzi alti e bar lungo le strade,
l’ultima volta che ero uscito. L’ambiente
intorno era cambiato
come se non fossi passato
da secoli nel quartiere.
 
Ho camminato radente la costa
lungo l’oceano
leggendo i cartelli con le icone
antiTsunami
(Hiroshima lasciava ancora
il segno nell’acqua
nel nome di Fukushima).
Lungo la ferrovia
un gatto perlustrava i tetti delle case basse,
schiacciate dal sole. Una coppia di anziani
metteva fuori i tatami ad asciugare. Salutavano
con un cenno della testa
al mio passaggio. Rispondevo
chinando il capo e rivolgendo i palmi in fuori e all’insù,
in segno di apertura (sperando che fosse chiaro).
Quando si è fatta sera,
mentre lanciavo sassi piatti in direzione dell’acqua,
il gatto si è strusciato contro
le mie gambe. Mi ha seguito fino al Tori, lasciandomi
da solo una volta arrivati al tempio. Un odore di cucinato,
un insieme di fiori e di pesci che non conoscevo,
proveniva da entrambi i lati come una canzone improvvisa.
L’estate non si era guastata, ma qualcosa se n’era andato.
Mi voltavo spesso all’indietro,
con l’aria di chi
si sente seguito,
ma a parte qualche monaco
non era chi mi aspettavo.
 
 
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unitedtownsofmilan,10.10.17
texture by gianlucamoro on giantropomorfo:
 
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photo: Gabriele Basilico, Rotterdam, 1986 © + Itsukushima shrine (Japan)

秋葉原 akihabara

Akihabara Tokyo
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秋葉原
akihabara
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?
 
resteremo sempre
esultanti e inadeguati
di fronte alla vita e alla morte
davanti a questo vetro
con la fila di bambole appese
da afferrare con il gancio
in una sala
giochi
giapponese
 
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apr-sett017

Tropic (la notte che incontrai il varano)

orecchio_08 per poesia tropic
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Tropic
(la notte che incontrai il varano)
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Esposta a un sole continuo
per dodici ore
proseguo nella notte del varano
acquattata
tra fuochi di sterpaglie
annottolata per mimesi alle piante
– il suono delle mitragliere
nella conta aerea
ancora incastrato
tra timpano e martello.
 
Le risaie sono lontane,
distano giorni e giorni di fame,
avrei bisogno di perdere
ancora di più l’orientamento
per collocarmi e capire
chi sono
io
dove sono
 
nel frattempo
 
mi espongo al rischio di una mutazione
etica, i calli ai piedi che si fanno squame
dal colore cangiante
come le decisioni,
cancello le orme perché nessuno
fiuti il mio amore
disperdo le tracce
fino a che scorgo in lontananza
le luci della prossima città.
 
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agostosettembre’017milanosud

LA VETRERIA

LA VETRERIA

 

ieri sera sono stato a cinquanta metri da te

e mi è dispiaciuto non vedere il tuo

passo avvicinarsi e la riga del culo

delimitarsi come un campo arato a metà,

e quando ti ho visto di schiena non eri tu

ma la sorella che non hai mai avuto

ho provato a salutarla ma non mi ha riconosciuto

ho provato a baciarla ma non mi ha risposto

mi sono allontanato con i vetri nel petto

dovuti all’esplosione del bicchiere di birra

tua sorella ha un gran brutto carattere

e camminare sopra questo pavimento

di vetro e paglia non aiuta a guadagnare

l’uscita, l’ideale sarebbe volare

tenersi appesi ai lampadari del bancone

tuffarsi dentro un cocktail come il gabbiano

sul pesce che affiora, afferrare col becco

il ramo di menta

deporlo a un tavolo vuoto, evaporare

 

sett/dic 2013