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Lo sbarco sulla Terra

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Lo sbarco sulla Terra

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È arrivato prima del tempo
prima di ogni immaginabile spazio
attraverso lo spostamento
del polline da Nord a Sud,
dalla testa lo sguardo basso verso i piedi
e prima l’addome addomesticato
pluripremiato ai concorsi per la migliore
respirazione dell’anno,
e non hai dato noie a nessuno
e tutti ti hanno annoiato
con i loro problemi di connessione
quando bastava spostarsi
da dentro verso il balcone.

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metanov’15

Qualcuno sulle spalle

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Qualcuno sulle spalle
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E non avevi mai portato
qualcuno sulle spalle
non costretto per necessità
in un sentiero di vetro con l’altro
svenuto,
ma piuttosto, senza un motivo,
sollevato un bambino, una cinciallegra,
un compagno di danze mattutine
all’altezza del collo?
E non avevi mai sognato
di entrare nelle avventure del libro,
gettarti nelle battaglie insieme ai lupi e alle piratesse
in cerca di tesori d’ostrica
trattenendo il respiro lungo i fondali?
Mi ricordo le volte che mio padre
mi teneva a cavalcioni sulle spalle,
la testa mezzo addormentata
abbracciata alla sua,
le palpebre serrate, indovinavo
nel numero di passi il cammino
fino alla porta di casa,
e il suo fiatone viola e verde:
“Fine della corsa, siamo arrivati”.
Non pensavo che potesse
fare fatica, che già allora esistesse
una forza di gravità.
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metànovembre’15

Le comete

C-2011L4-Panstarrs - March 15.2013  - R filter - Milani Posizione-Cielo-Lovejoy
LE COMETE
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Sono troppo vecchio per stare fuori
nei dehors la sera in inverno
a fumare a fumare
e troppo giovane per stare dentro
a parlare a parlare
sono troppo stanco per sedermi
e troppo energico per andare
a dormire
sono troppo innamorato
per aspettare
sono troppo in orario
per desiderare.
Arriverete puntuali alle Comete?
Dicono che ci sia
troppa gente al venerdì
e troppo poca il resto della settimana
(oggi che giorno è? Ottabato, Quartedì?)
V’invidio alcuni versi
– il fischio che si estende
fino alle estremità del quartiere –
e di altri dal profondo mi vergogno.
Chi fa le gare
ha perso in partenza, c’è spazio
e tempo per tutti in questo
locale intergalattico, servono latte
corretto, servono braccia forti ghiacciate
per resistere alla folla
all’inaugurazione, ma vi prometto
che verrò accompagnato,
no, non potete conoscere
la persona in questione,
non ve ne ho mai parlato, è una vita
che abitiamo insieme, e la riservatezza è il suo forte,
verrà, verrà, magari a fine serata, ma
ci presenteremo più splendidi che mai.
Teneteci una fetta di musica,
che abbiamo fame.
 
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11-13 nov’15

Niente sopra cui scrivere

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Niente sopra cui scrivere

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“Cosa pensa Dio della guerra?”
“La religione sta scomparendo?”
E non andavo nel bagno pubblico
per “espletare le funzioni corporali”,
o meglio sì, dato che in quel bagno
un po’ scrostato ci andavo
quando mi scappava di danzare
e non era consentito per le strade
dopo il Colpo di Stato.
Tutti marciavano con l’aquila in spalla,
ma nessuna rivoluzione ha pensato
a un’aquila che balla.
Ogni gesto piacevole e imprevedibile
restava sullo sfondo, dietro la carta da parati,
pena la tortura della testa sott’acqua.
Gli amanti della danza
furono i primi a lasciare il Paese
di nascosto durante le parate notturne
passando tra i carrarmati barzotti
e le divise consacrate.
Poco dopo fu la volta dei teatrali,
e poi delle comparse al cinema, e ancora
i contadini senza più terra, e per ultimi gli scrittori,
dato che non era rimasto
niente sopra cui scrivere
e ancora meno da mangiare.
Quando terminò la transizione il Paese era
deserto come il set di un western finite le riprese.
Per le case e per le strade
restavano le sole guardie a presidio,
qualche spia, e i ministri decorati.
Avevi detto un giorno che ci avresti raggiunto,
ma per qualche tuo motivo
a noi ancora oscuro e inammissibile
sei rimasta, non ti potevi staccare.

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11-12nov’15

Edamame

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EDAMAME

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Ha scambiato la formula aurea
per un numero all’enalotto:
al suo paese nessuno va al mare,
e il riposo è una bestemmia per le some.
Qui dai campi mangiati dal sole,
morsi da rabbia di vento africano,
il riposo è qualcosa che sa più di svenimento
forzato, o addormentamento con le forbici
in mano sulla vite o lo sviluppo
aereo del pomodoro pachino.
Qui l’inchino al caporale non prevede
un aumento di grado, in compenso oggi
il termometro segna trentanove,
uno in più di ieri,
ma dicono che sia più asciutto e respirabile.
Per quanto potesse tramutare tutto in acqua
ha scambiato la formula aurea
per un numero all’enalotto:
al suo paese sfogliano le edamame
per divinare dai fagioli la prossima
fortuna o sventura. Si sconsiglia fortemente
di partire fino a dicembre. Miglioramenti
da capodanno. Sopra una barca a remi
arriverà in anticipo l’anno del dragone.

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11-11-15

Escargotage

lumache
ESCARGOTAGE
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“Due spinaci non intaseranno certo
il lavandino”, “Ma non pensi
a quanto si potrebbe creare,
nei mesi, lungo le tubature,
un accenno di vita parallela,
piante che vivono senza luce,
sarebbe un primo passo per avere
il mare sotto casa, che poi in fondo
se vai a scavare una falda acquifera
la trovi sempre?”, “Ti contesto
questo tuo trovare sempre
un escamotage col paradosso,
e invitarti io vorrei a usare
un tono più ortodosso”.
“Io che ricorro all’escargotage?
Sei tu che nel tuo guscio accenni
a una deviazione dall’ordine
naturale dei sintagmi”.
“Io volevo solo dire
che stasera mi ha stancato
la tua precisione”, “La precisione
linguistica è un’attitudine a non creare
ambiguità per un’etica migliore”.
“Mi riferivo alla tua pignoleria
in casa o per strada o sui tuoi vestiti,
dato che quando parli non hai la minima
intenzione di essere chiaro”.
“Avrei voglia di tirarti un pugno.
È abbastanza assente il doppio senso?”
“Avrei voglia di fare pace”.
“Potevi pensarci prima di andare in missione”.
“Era per portare la pace”, “La pace
non si esporta, è come la letteratura.
Avviene per contagio o imitazione”.
“Intanto restituiscimi il maglione”.
“Era un mio regalo, quindi è mio”.
“Ho cucinato gli spinaci. Ti posso lasciare
l’acqua di cottura”, “Se andiamo avanti
così, meglio tornare indietro”.
“Se torniamo indietro, non resterà
nemmeno l’ombra”.
“Adesso sei tu che attacchi con le metafore”.
“Sembra sia l’unico linguaggio che
in qualche modo comprendi”.
“Non scriverò mai più niente”.
“Almeno smetterai di prendere in giro la gente”.
“Adesso che non ho più
niente da dire possiamo andare”.
“Andiamo a letto, hai ragione”.
“Vedo che ci capiamo sempre”.
“Alla fine sì, ci capiamo sempre”.

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10nov’15

Le avventure di Dora Riparia

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LE AVVENTURE DI DORA RIPARIA
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Ci fu un giorno in cui il potere
di narrare ed evocare
sembrò esaurirsi tutto d’un fiato
come dal nulla era cominciato.
Nessuno in città comprendeva più
le sfumature e i sottintesi.
Ogni cosa aderiva solo al suo nome,
e ogni amore non era altro che
una copula tra soggetto e predicato.
Quando avvenne quel giorno,
Dora Riparia prendeva aria
sporgendosi dalla finestra
all’ultimo piano interno cortile
esterno notte.
Si limitava a fare quello che poteva fare,
a guardare in basso e a intravedere ancora
il senso del vuoto, le diverse consistenze dell’aria,
un’ombra che poteva essere un gatto
ma anche un ramo disteso o una grondaia.
Nel letto il suo compagno dormiva.
Che cosa stava sognando? Anche lì
ogni storia aveva perso
l’incertezza nello svolgimento?
Dora corse subito a svegliarlo, e quando lui
dapprima non la riconobbe, e in quella frazione
pensò a lei come a un’apparizione, una farfalla,
o anche a un fiore uscito da un uovo,
e la chiamò prima salmone, e poi finestra, lava,
sapone, e solo infine col suo nome,
Dora tornò alla sua finestra
visibilmente sollevata,
e doveva fare uno sforzo per tenere i piedi per terra
e non fare la fine
del palloncino a elio
appeso alla maniglia dell’armadio.
Incominciò a suonare tutti i campanelli del palazzo
dal primo all’ultimo piano,
e ai vicini addormentati chiedeva una canzone
o accennava un passo di danza, e regalava
origami e foglie raccolte al mattino sul viale.
Nessuno dei vicini conosceva
il suo nome. Il giorno seguente
cominciarono a scambiarsi
parole su di lei, usando appellativi come
“la leggera del sesto piano”,
“la sveglia notturna”,
o anche “la ragazza sonnambula”.
La missione era stata soddisfacente,
per quanto restasse molto lavoro da fare.

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nov’15