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Non è detto che il verso
sia la soluzione. Certe volte
meglio una nota
di pianoforte edibile, mangiarsi
il suono che esce
dalle corde tremolanti, eppure
così forti – è cedro giapponese
è arancio libanese – non è detto
che amarsi sia la liberazione, ma
certo meglio di un carcere
nel grattacielo con l’ufficio
a vista sul lavoro operaio e le formiche.
Le nostre amiche in comune
hanno tutte un aereo da prendere,
o un figlio
bianco A4 sopra cui annotare
la lista delle imprese:
al numero uno, la sopravvivenza
al numero due, la respiranza
al numero tre, la delittuanza.
Non è detto che la città
sia meglio del paese, ma di certo
il concerto a cui hai partecipato
valeva la pena, con l’auditorium
gremito, e non erano formiche e le
vedevi bene dal palco
mentre cantavi già nel mito il tuo monologo
di principesse liberate da casati e sudditi
verso l’amore caseario, versato nel caffè
guardantoti allo specchio nel camerino,
la tazza grande ancora calda, il fumo
sopra il vetro, lo spannamento, il riconoscimento,
qualcuno che ti sembra comparire nell’immagine,
alla giusta distanza, alle tue spalle.
 
 
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mi11.2.18
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Non so, sarà il mio scetticismo di fondo, ho come l’impressione che il mio blog sia sempre più un metablog, perché più che scrivere cose mi pongo domande sullo scrivere e, nello specifico, sulla scrittura digitale del blod. non che sia una grande novità, lo fanno molti altri, ma io sono fatto così: o mi confesso senza pensarci troppo, oppure se inizio a pensarci, mi chiedo che senso abbia parlare a persone che non si conoscono. Sì, lo si fa anche quando si scrive un racconto, ma lì c’è un velo di finzione (per quanto autobiografica), una scrematura, un filtro; invece, la confessione a cielo aperto, io persona a te persona che mi stai leggendo, non ha nessun filtro. E’ come lanciare manoscritti nella bottiglia per farsi trovare, molto più in là nello spazio, da qualcun altro. mas cosa trovi nella bottiglia, se non quello che volevo tu trovassi? E’ una scoperta o un nuovo inganno? Sì, perché la letteratura dichiara la propria finzione, il racconto autobiografico no: eppure distorce, lascia strada a false proiezioni di sé, che il lettore deve lentamente decostruire. Ma chi ha il tempo la voglia i mezzi per farlo? Sulla rete (come altrove) non ci si ferma che per qualche minuto. Si legge la lettera nella bottiglia, e la si getta di nuovo in mare.Non si scrive che a se stessi, dice qualcuno. Io invece vorrei credere che almeno per un attimo sia proprio tu il destinatario di questa lettera.

certo che il blog… parlare agli altri facendo finta di parlare a se stessi… lo specchio di Lacan e altre (poco riflessive) teorie… elenchi senza verbi all’indicativo per paura di indicare troppo, frasi buttate sul video come una coperta sopra un letto sfatto vuoto