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Non so, sarà il mio scetticismo di fondo, ho come l’impressione che il mio blog sia sempre più un metablog, perché più che scrivere cose mi pongo domande sullo scrivere e, nello specifico, sulla scrittura digitale del blod. non che sia una grande novità, lo fanno molti altri, ma io sono fatto così: o mi confesso senza pensarci troppo, oppure se inizio a pensarci, mi chiedo che senso abbia parlare a persone che non si conoscono. Sì, lo si fa anche quando si scrive un racconto, ma lì c’è un velo di finzione (per quanto autobiografica), una scrematura, un filtro; invece, la confessione a cielo aperto, io persona a te persona che mi stai leggendo, non ha nessun filtro. E’ come lanciare manoscritti nella bottiglia per farsi trovare, molto più in là nello spazio, da qualcun altro. mas cosa trovi nella bottiglia, se non quello che volevo tu trovassi? E’ una scoperta o un nuovo inganno? Sì, perché la letteratura dichiara la propria finzione, il racconto autobiografico no: eppure distorce, lascia strada a false proiezioni di sé, che il lettore deve lentamente decostruire. Ma chi ha il tempo la voglia i mezzi per farlo? Sulla rete (come altrove) non ci si ferma che per qualche minuto. Si legge la lettera nella bottiglia, e la si getta di nuovo in mare.Non si scrive che a se stessi, dice qualcuno. Io invece vorrei credere che almeno per un attimo sia proprio tu il destinatario di questa lettera.

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certo che il blog… parlare agli altri facendo finta di parlare a se stessi… lo specchio di Lacan e altre (poco riflessive) teorie… elenchi senza verbi all’indicativo per paura di indicare troppo, frasi buttate sul video come una coperta sopra un letto sfatto vuoto