Archivi tag: poesia

A4

formata-carta-600x425
___
A4
___
 
Non è detto che il verso
sia la soluzione. Certe volte
meglio una nota
di pianoforte edibile, mangiarsi
il suono che esce
dalle corde tremolanti, eppure
così forti – è cedro giapponese
è arancio libanese – non è detto
che amarsi sia la liberazione, ma
certo meglio di un carcere
nel grattacielo con l’ufficio
a vista sul lavoro operaio e le formiche.
Le nostre amiche in comune
hanno tutte un aereo da prendere,
o un figlio
bianco A4 sopra cui annotare
la lista delle imprese:
al numero uno, la sopravvivenza
al numero due, la respiranza
al numero tre, la delittuanza.
Non è detto che la città
sia meglio del paese, ma di certo
il concerto a cui hai partecipato
valeva la pena, con l’auditorium
gremito, e non erano formiche e le
vedevi bene dal palco
mentre cantavi già nel mito il tuo monologo
di principesse liberate da casati e sudditi
verso l’amore caseario, versato nel caffè
guardantoti allo specchio nel camerino,
la tazza grande ancora calda, il fumo
sopra il vetro, lo spannamento, il riconoscimento,
qualcuno che ti sembra comparire nell’immagine,
alla giusta distanza, alle tue spalle.
 
 
_________
mi11.2.18
Annunci

Le dolci premure

german
__________________
Le dolci premure
__________________
 
 
 
 
Premurarsi di cantare
almeno una volta al giorno
 
Enumerare
le incontabili volte in cui
si è desiderato
andare
 
E senza un motivo preciso
e con un chiaro intento
passare all’indicativo:
hai cantato
sotto la doccia
trasparente
coi germani popolari
hai contato
le volte
in cui ti desiderasti
più di ogni altra cosa
mentre ti trovavi a grande distanza
da te, oltre gli astri
conosciuti e interpretati come
semplicistico destino
da un giornale scandalistico
aperto
sulla colonna dell’oroscopo
tra un sudoku e una barzelletta
che non faceva ridere
 
 
_____ . _____
 
mi.10.2.18

Visto dall’alto

acetobalsamico&olioByGiallo
______________
Visto dall’alto
______________
 
 
Dalla terrazza
assisto ai cambiamenti
dei tetti in cui m’imbatto
con lo sguardo. Sono costruzioni
progettate per durare
il tempo che basta,
e cambieranno prima le mode
nell’architettura durante l’erosione
(sopra la tavola nel piatto
i resti di una tarda colazione:
pozze d’olio, fiumi di soya, letti di senape).
Se mi concentro e ampio lo sguardo,
assisto a una mutazione dei cieli:
per primi incontro i campanili
d’oro dei templi erti sopra Bangkok,
ma se oriento la testa verso sinistra
si apre un campo lunghissimo
su Ueno: il resto di Tokyo
è celato allo sguardo
(ciò che emerge
sono fitti alberi scuri
su cui svetta il rosso di ciò che
alla mia distanza potrebbe
essere un tempio come una schiera
di aceri rossi).
Ogni volta che richiudo e apro
gli occhi una nuova
civiltà si stende con le sue
tubature interne ed esterne,
le grondaie, le antenne, i sudori
lungo le strade. I suoni
e gli odori da quassù arrivano
smorzati, come un caffè che sale
in un’altra stanza. Tu potresti
raggiungermi in ogni luogo di questa
infinita città che ancora
possiamo comporre.
Parte una musica
dalla terrazza accanto
ma non vedo niente, è tutto
nascosto dalla parete divisoria. Intuisco
gioie e preoccupazioni in base al tono
delle risate, a volte sincere a volte
isteriche, esternate più
per nervosismo. Potrebbero parlare
coreano, vietnamita,
thailandese, giapponese: arrivano
cenni, mormorazioni, colpi
di tosse tra un brano
e l’altro, poi la musica risale. Esplode
un tappo, un anniversario forse, o anche solo
la voglia di festeggiare. Inizio
quasi a comprendere
la lingua oltre il muro, quando suonano
alla mia porta. Un ultimo sguardo
all’orizzonte – adesso è una città europea,
Amsterdam, ma già diventa
Londra, e poi Berlino, e ancora
Vienna, Milano, Torino – mi abbottono
la camicia e vado ad aprire.
 
 
 
____________
fineottobre’17
 
photo by giallomoro©
text by giallomoro©
 
more on:

Di fronte allo scrittoio infranto

________________________________
Di fronte allo scrittoio infranto
________________________________
 
 
 
Ogni cambiamento ci rende un po’
più vicini e lontani
dalla morte. Pensa alle favole
che sbattono sui vetri
mentre tenevi la finestra
chiusa, pensa alle fusa
del gatto che chiama
dal cortile mentre
l’inquilino di sopra
canta una melodia
tra lirica e pornografia.
 
Di fronte allo scrittoio infranto
scrivere a terra, coi piedi e con le mani,
sul pavimento gelido, scrivere con la bocca
sul corpo
del reato ancora caldo, se per reato
intendiamo
decidere di vivere, innamorarci.
 
Le persiane del palazzo di fronte
che sbattono e risbattono,
le ciglia di uno dei due,
la meraviglia
di un nuovo giorno
che non si era chiesto
insieme, le api ai pascoli
i mieli sulla credenza, dal letto
l’approssimarsi, dilazionabile,
della colazione.
 
 
________________
milano16.10.17

il corpo, l’archivio

becco2perArchivioCorpo
__________________
il corpo, l’archivio
__________________
 
 
 
di questo sterminato archivio
d’erba e orme calpestate
non resterà che
cenere sotto l’acqua
nel fondale
 
+
 
certe volte
fa famiglia addormentarsi
mentre l’altro parla
 
certe altre perdere un treno
tremare per un nonnulla
essere saldi di fronte a una culla
 
 
certe volte essere aerei
alzarsi da terra e nuotare
sopra il fondale dei tetti
di un palazzo annegato
in una città sommersa
nella gioia più buia,
tonnellate d’acqua sopra la testa
e non sentire che
il peso lieve dei pensieri
sotto i capelli
 
*
 
in questo sterminato archivio
d’erba che ti cresce in testa
costruiranno una casa o un palazzo
se non presti attenzione,
ti ritroverai i cantieri
ti scaveranno nella testa
ti toglieranno i pensieri
e giù, nelle fondamenta,
solo cantina e quadro elettrico,
e le emozioni tutte all’ultimo
piano, nell’attico, occorre fare
attenzione ai piccioni,
che non se le becchino via
 
/
————————-
to-mi12-14ott17

Giornotte

giornotte
_______
giornotte
 
_______
 
ma gli occhi, e i pensieri dietro gli occhi, al risveglio sono molto più veloci del resto del corpo che necessita tempo per riabituarsi alla luce e alla veglia. il pensiero è anche più rapido del solito, e guizza e lavora senza sforzo. è ancora carico della potenza dei sogni e ancora pieno di tutte le potenzialità del giorno. al contrario, il corpo se potesse tornerebbe a dormire. a quel punto gli occhi resterebbero spalancati, senza sapere bene dove andare.
 
______________________
milanostrade12.10.17
(foto di foto: Viviane Sassen – Galleria Sozzani Milano 2017)

Posto di conversazione

DaviesBLU
________________________
Posto di conversazione*
________________________
 
 
 
stiamo zitti e guardiamo altrove,
in cucina tutto spento
sparecchiano gli ultimi tavoli, noi
non andiamo
via
dobbiamo chiarire
i punti che non ci sono chiari
mentre il sole alto in questa
sera di giugno
se n’è andato
noi restiamo,
le ultime briciole
ci tolgono anche i bicchieri
ci restituiscono la carta
di credito
avevi detto
avevo detto
io io
tu tu
poi guardiamo
insieme
la stessa direzione
la barca coi turisti sul naviglio
grande sembra affondare
quando sparisce alla vista,
ci sono cose più importanti che
litigare
ci alziamo paghiamo il conto
andiamo a casa a fare l’amore
lungo la strada ci sono
i canguri che portano le cene
saltando i pasti
fino a notte inoltrata,
restiamo per un attimo
su una gamba sola
sopra di noi
i cantieri con le gru sono fermi
ma
sembra sempre che si debbano
da un momento all’altro
abbassare o sollevare
 
 
__________________________________
milanoalzaianavigliogrande,28sett’017
 
 
photo by Davies Zambotti -allrightsreserved
 
 
 
*Il titolo è il nome di un ristorante in Alzaia Naviglio Grande 6, Milano