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A4

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A4
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Non è detto che il verso
sia la soluzione. Certe volte
meglio una nota
di pianoforte edibile, mangiarsi
il suono che esce
dalle corde tremolanti, eppure
così forti – è cedro giapponese
è arancio libanese – non è detto
che amarsi sia la liberazione, ma
certo meglio di un carcere
nel grattacielo con l’ufficio
a vista sul lavoro operaio e le formiche.
Le nostre amiche in comune
hanno tutte un aereo da prendere,
o un figlio
bianco A4 sopra cui annotare
la lista delle imprese:
al numero uno, la sopravvivenza
al numero due, la respiranza
al numero tre, la delittuanza.
Non è detto che la città
sia meglio del paese, ma di certo
il concerto a cui hai partecipato
valeva la pena, con l’auditorium
gremito, e non erano formiche e le
vedevi bene dal palco
mentre cantavi già nel mito il tuo monologo
di principesse liberate da casati e sudditi
verso l’amore caseario, versato nel caffè
guardantoti allo specchio nel camerino,
la tazza grande ancora calda, il fumo
sopra il vetro, lo spannamento, il riconoscimento,
qualcuno che ti sembra comparire nell’immagine,
alla giusta distanza, alle tue spalle.
 
 
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mi11.2.18
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Le dolci premure

german
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Le dolci premure
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Premurarsi di cantare
almeno una volta al giorno
 
Enumerare
le incontabili volte in cui
si è desiderato
andare
 
E senza un motivo preciso
e con un chiaro intento
passare all’indicativo:
hai cantato
sotto la doccia
trasparente
coi germani popolari
hai contato
le volte
in cui ti desiderasti
più di ogni altra cosa
mentre ti trovavi a grande distanza
da te, oltre gli astri
conosciuti e interpretati come
semplicistico destino
da un giornale scandalistico
aperto
sulla colonna dell’oroscopo
tra un sudoku e una barzelletta
che non faceva ridere
 
 
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mi.10.2.18

Cercando di far rima con Bruno Pizzul

erba campo calcio
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Cercando di far rima con Bruno Pizzul
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Era il tempo in cui tifavo,
i fiori sbocciavano lo stesso,
ma io non li guardavo. M’interessava
solo l’erba degli stadi
e le esplosioni gialle e rosse
dei cartellini. Sopra gli spalti
becchi neri corvi e gufi
influivano sul risultato
ora incitando ora eccitando.
Finché arrivai a nuove esplosioni,
semi gialli e petali ciclamino
nei corridoi della scuola. Mi accorsi
in fretta che l’amore e il calcio
avevano in comune la stessa
incertezza del risultato.
Tornai al pallone dopo averlo
lasciato per molti anni. Giocavo
nella squadra dell’ufficio. Mi divertivo
vedere volare aquile e colibrì. Non c’era
più in me la fede ma soltanto una fedele
adesione al senso dell’ironia.
Agli altri in campo non andava giù che
non ci credessi. “Non é solo un gioco”.
“Ma il gioco è la cosa più seria del mondo”
– replicavo. Finii per guardare solo
le partite in televisione. Di solito rivedevo
le vecchie partite commentate
da Bruno Pizzul in tivù.
Nonostante ogni volta sperassi
in un cambio della storia,
alla fine l’Italia perdeva sempre.
 
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milanott-nov2017

Visto dall’alto

acetobalsamico&olioByGiallo
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Visto dall’alto
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Dalla terrazza
assisto ai cambiamenti
dei tetti in cui m’imbatto
con lo sguardo. Sono costruzioni
progettate per durare
il tempo che basta,
e cambieranno prima le mode
nell’architettura durante l’erosione
(sopra la tavola nel piatto
i resti di una tarda colazione:
pozze d’olio, fiumi di soya, letti di senape).
Se mi concentro e ampio lo sguardo,
assisto a una mutazione dei cieli:
per primi incontro i campanili
d’oro dei templi erti sopra Bangkok,
ma se oriento la testa verso sinistra
si apre un campo lunghissimo
su Ueno: il resto di Tokyo
è celato allo sguardo
(ciò che emerge
sono fitti alberi scuri
su cui svetta il rosso di ciò che
alla mia distanza potrebbe
essere un tempio come una schiera
di aceri rossi).
Ogni volta che richiudo e apro
gli occhi una nuova
civiltà si stende con le sue
tubature interne ed esterne,
le grondaie, le antenne, i sudori
lungo le strade. I suoni
e gli odori da quassù arrivano
smorzati, come un caffè che sale
in un’altra stanza. Tu potresti
raggiungermi in ogni luogo di questa
infinita città che ancora
possiamo comporre.
Parte una musica
dalla terrazza accanto
ma non vedo niente, è tutto
nascosto dalla parete divisoria. Intuisco
gioie e preoccupazioni in base al tono
delle risate, a volte sincere a volte
isteriche, esternate più
per nervosismo. Potrebbero parlare
coreano, vietnamita,
thailandese, giapponese: arrivano
cenni, mormorazioni, colpi
di tosse tra un brano
e l’altro, poi la musica risale. Esplode
un tappo, un anniversario forse, o anche solo
la voglia di festeggiare. Inizio
quasi a comprendere
la lingua oltre il muro, quando suonano
alla mia porta. Un ultimo sguardo
all’orizzonte – adesso è una città europea,
Amsterdam, ma già diventa
Londra, e poi Berlino, e ancora
Vienna, Milano, Torino – mi abbottono
la camicia e vado ad aprire.
 
 
 
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fineottobre’17
 
photo by giallomoro©
text by giallomoro©
 
more on:

Di fronte allo scrittoio infranto

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Di fronte allo scrittoio infranto
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Ogni cambiamento ci rende un po’
più vicini e lontani
dalla morte. Pensa alle favole
che sbattono sui vetri
mentre tenevi la finestra
chiusa, pensa alle fusa
del gatto che chiama
dal cortile mentre
l’inquilino di sopra
canta una melodia
tra lirica e pornografia.
 
Di fronte allo scrittoio infranto
scrivere a terra, coi piedi e con le mani,
sul pavimento gelido, scrivere con la bocca
sul corpo
del reato ancora caldo, se per reato
intendiamo
decidere di vivere, innamorarci.
 
Le persiane del palazzo di fronte
che sbattono e risbattono,
le ciglia di uno dei due,
la meraviglia
di un nuovo giorno
che non si era chiesto
insieme, le api ai pascoli
i mieli sulla credenza, dal letto
l’approssimarsi, dilazionabile,
della colazione.
 
 
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milano16.10.17

il corpo, l’archivio

becco2perArchivioCorpo
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il corpo, l’archivio
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di questo sterminato archivio
d’erba e orme calpestate
non resterà che
cenere sotto l’acqua
nel fondale
 
+
 
certe volte
fa famiglia addormentarsi
mentre l’altro parla
 
certe altre perdere un treno
tremare per un nonnulla
essere saldi di fronte a una culla
 
 
certe volte essere aerei
alzarsi da terra e nuotare
sopra il fondale dei tetti
di un palazzo annegato
in una città sommersa
nella gioia più buia,
tonnellate d’acqua sopra la testa
e non sentire che
il peso lieve dei pensieri
sotto i capelli
 
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in questo sterminato archivio
d’erba che ti cresce in testa
costruiranno una casa o un palazzo
se non presti attenzione,
ti ritroverai i cantieri
ti scaveranno nella testa
ti toglieranno i pensieri
e giù, nelle fondamenta,
solo cantina e quadro elettrico,
e le emozioni tutte all’ultimo
piano, nell’attico, occorre fare
attenzione ai piccioni,
che non se le becchino via
 
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to-mi12-14ott17

Giornotte

giornotte
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giornotte
 
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ma gli occhi, e i pensieri dietro gli occhi, al risveglio sono molto più veloci del resto del corpo che necessita tempo per riabituarsi alla luce e alla veglia. il pensiero è anche più rapido del solito, e guizza e lavora senza sforzo. è ancora carico della potenza dei sogni e ancora pieno di tutte le potenzialità del giorno. al contrario, il corpo se potesse tornerebbe a dormire. a quel punto gli occhi resterebbero spalancati, senza sapere bene dove andare.
 
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milanostrade12.10.17
(foto di foto: Viviane Sassen – Galleria Sozzani Milano 2017)