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Semiramide (Le architetture in città – vol. 2)

giallo travel
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Semiramide
(Le architetture in città – vol. 2)
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sono d’ogni città
che incontro e ascolto
con il vento
contro o a favore
sono d’ogni umore
a seconda
dell’abitazione che incontro
sono trasparente come
questo edificio che mi riflette
mentre provo con la mia ombra
ogni movimento
in ogni direzione
sono d’ogni opinione che
ascolto
soffro d’ogni
occasione che prenda o che perda
 
e quando incontro te
 
sono tutti i paradisi e gli orsi
del mondo, tutte le fiere e i fiori
carnivori o stagionali
e non ce n’è per nessuno e per niente
sono l’essere più egoista e altruista del mondo
quando scrivo di te e per te
fondando questa città
di steli rovi e pelurie,
di pelle e spine nelle ossa,
nelle fondamenta,
quando tutto
dimentico e tutto ritrovo
sono in tutte le città da cui
passasti e passerai. tutte
le città
scomparse presenti o ancora da pensare
portano il tuo nome.
 
 
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mi+to/14sett17
photo and texture by giallomoro-giantropomorfo
allrightsarealmostreservedthroughtheworld
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Politica del senso

Davies da Scriptphotography
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Politica del senso
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Per esssere un mimo
parli troppo
 
Per essere un bradipolipo
ti muovi poco
dalla tua cuccia dorata
nel mare di petrolio
 
(Se tutto è già stato detto allora
tutto è già stato narrato
se tutto è stato narrato
non si è detto ancora niente)
 
Per essere un imprenditore
hai poco spirito
d’iniziativa
nelle dichiarazioni d’amore
 
Per essere una palestra
hai pochi contatti con la danza
 
(Se tutto è già stato masticato
non è detto che qualcosa
sia stato digerito)
 
Le nazioni si scontrano
a colpi di moneta sonante
 
I suonatori s’incontrano
a scambi di note contate
 
Una bossa vale quanto una patchanka
Un tango equivale a un canto della Mongolia
Noi equivaliamo a voi se togliamo ogni
traccia di noi e di voi
 
Quanto dista la mia casa da qui
se non ho una casa?
 
Quanto distano i miei piedi dalla testa
se non ho cuore
e polmoni?
 
Come canterò senza la bocca?
Come mi arrabbierò come mi farò sereno
senza gli zigomi almeno?
 
Nei palindromi delle strade
di questa città interscambiabile
potrei essere qui come lì come là
a bere tè vino o sidro di cincillà
 
Aspettiamo a teatro
l’arrivo degli incantatori
Aspettiamo nello stadio
la partenza dei gladiatori
 
Scarsa è la presenza di attori
a questo mondo, e troppa
l’invadenza degli alienatori
 
Il mimo ha smesso di parlare
La mimica ha preso il posto
della tuta mimetica
Le nazioni sono tutte in pace
perché non esistono più
 
Tu mi piaci,
in verde, in oro, e in blu.
 
 
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11sett17-mi-to/train
 
texture by giallomoro-gianluca moro
photo Davies Zambotti DS Zevis

L’ora esatta (XXXY)

davies L'ora esatta
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L’ora esatta
(XXXY)
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Ci ameremo come in un film porno
con i ruoli inevitabili
tu ti sfilerai per sbaglio la camicetta
e mi chiederai di entrare
nella tua testa per aggiustare quello
che non va
io fintamente sorpreso
estrarrò l’organo della conoscenza
e suoneremo insieme una musica tecno
logica che coprirà
ogni nostro tentativo di dialogo
 
Ci ameremo come in un film muto
producendo smorfie esagerate come
stare sopra la tazza rovente
di un gabinetto
 
Ci ameremo tra di noi, nel non detto,
e non saremo amati da nessuno
come quegli attori
destinati a fare sempre
la parte dei cattivi e che la gente
per riflesso
odia anche nella vita reale
 
Ci ameremo bene o male
come ci si ama
alla fine dell’estate o della luce
di ogni giorno
quando si sta appesi
tra malinconia e bilancio
attesa e paura
felicità del pericolo scampato
 
Ci ameremo di slancio
al buio di nascosto
dall’altro lato
della siepe a un cinema all’aperto
per non pagare
il prezzo del biglietto
 
Ci ameremo allo stesso tempo
di profilo e di fronte
come in un quadro cubista
 
Ci ameremo chiudendo gli occhi
dimenticando la vista
spalancando la bocca
per fare uscire un possibile
segreto
o prendere soltanto
un respiro più lungo del solito
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agosett2019*variluoghidimilano 
texture Gianluca Moro – giantropomorfo
photo: Davies Zambotti, “L’ora esatta”

Il giorno della creazione (nucleare)

anatomy of Sun
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Il giorno della creazione
(nucleare)
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Ma quanto eri bella, ancora a letto, questa
mattina
con quella vena tra i capelli
azzurrina,
che nemmeno tutto l’uranio,
tutte le veneri di ogni mondo;
e quanto eri *, distesa coricata
che parevi in piedi camminante:
sorridevi con l’aria di chi si accorge
di un fuoco acceso nell’altra stanza.
Il suono delle tazze
prodotto da uno scontro
poco o molto distante.
 
 
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11-12lug17mi+train